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mac
C3PO

8 Posts

Posted - 08/10/2003 :  18:44:49  Show Profile  Reply with Quote
PRIVACY E ANONIMATO PER TUTTI
di T.H.E. Walrus

La ricerca di privacy e di anonimato può suscitare una certa perplessità e un certo sospetto, specie da parte di chi non conosce ancora bene la realtà della rete. Contro l’anonimato da tempo è in atto una massiccia campagna di opinione, supportata con forza da giornali e TV e sostenuta dai vari inevitabili esperti, magari appartenenti ad aree "democratiche e di sinistra". Assistiamo all’agitazione sempre più insistente e intimidatoria di rari (ma spesso gonfiati se non falsi) fatti di cronaca per gettare un’ombra su queste tecniche e su chi ne fa uso. Non si cerca di ammantare l’anonimato di semplice "illegalità" - che da un certo punto di vista è spesso difficile da provare e da un altro punto di vista sarebbe meno problematica per coloro a cui è destinato questo testo (almeno questa è la speranza) - ma si cerca di coprirlo di un’ombra di odiosità infamante.

Basta aprire un giornale, o guardare una trasmissione televisiva per accorgersene. La Rete pullula di mostri... Non c’è che l’imbarazzo della scelta: ci sono i mostri pedofili senza volto, in agguato negli angoli oscuri dei luoghi digitali, pronti a irretire, stuprare e uccidere le loro piccole innocenti vittime. E se non sono pedofili violenti, tenteranno almeno di corrompere irrimediabilmente i bambini mostrando loro pornografia e netsex...

Ci sono i mostri terroristi, che congiurano giorno e notte per massacrare a caso e insensatamente con le loro bombe i pacifici e inermi passanti. E l’attenta e paterna protezione assicurata ai bravi cittadini dagli eroici servitori dello Stato risulta spesso vana, impossibilitati come sono a sventare le oscure trame dei terroristi che sono possibili grazie all’anonimato dietro cui si celano...

Ci sono i mostri narcotrafficanti, che cinicamente usano anche la rete e l’anonimato che essa consente per aumentare l’osceno lucro del loro commercio di morte destinato ai giovani ingenui e sprovveduti...

Sono queste le figure che vengono martellate quotidianamente come spauracchi diabolici nell’immaginario collettivo da stampa, televisioni, convegni di esperti, conferenze di vescovi, discussioni nei bar e crocchi alle fermate dei tram, in un crescendo continuo di consenso automatico ed isterico. Perché questi sono i nuovi cavalieri dell’apocalisse, contro cui l’intera Civiltà Occidentale (sana, pacifica, giusta, religiosa e democratica per definizione) è chiamata a scendere in guerra e a difendersi. Ed è su questa santa guerra che deve forgiarsi il Nuovo Ordine Mondiale. Fu il Presidente Clinton in persona ad informarne l’umanità intera, rammentate?

Allora, via, per il sacrosanto obiettivo di smascherare questi demoni, cosa volete che sia una piccola rinuncia alla vostra privacy per il bene comune? ... Cosa? Non vi sta bene? Vi pare inaccettabile la rinuncia al vostro desiderio di non rendere obbligatoriamente controllabile da chiunque ne abbia la debita Autorità quel che vorreste far sapere solo a pochi altri? Ma siamo tutti in guerra, lo sapete, e la crociata prosegue e si ingrossa... come mai non vi associate? Cos’è questa smania di voler restare anonimi? Ma cosa avete da nascondere?

La realtà, chiaramente, è un tantinello diversa. E capirlo e saperlo, anche per esperienza diretta non dovrebbe essere difficile, almeno per coloro a cui intende rivolgersi questo testo, al di là degli spauracchi terrorizzanti, degli stereotipi propagati dal linguaggio mistificante dello stato e del padrone, dei loro servitori e del gregge forcaiolo del consenso automatico ed entusiasta. Che il vero "terrorismo" sia spesso quello dello stato, che "pedofilia" (amore per bambini e adolescenti che non censura e rimuove la tensione erotica che essi possono vivere e suscitare) non significhi necessariamente stupro e violenza sull’infanzia, atti infami spesso invece operati nella famiglia e da coloro che se ne ergono a moralistici difensori. Che il vero "narcotraffico" sia quello delle politiche proibizioniste e dagli enormi profitti , "illegali" e "legali", che esse consentono. Sono cose che in tanti abbiamo chiare, anche se questi punti di vista vengono sempre censurati e rimossi dalla comunicazione sociale controllata o imbevuta di luoghi comuni.

E proprio per questo, siccome sono chiare per chi non voglia nascondersele, non avrebbe troppo senso discuterne qua ancora. Come non avrebbe troppo senso sottolineare che, una volta passata la risonanza mediatica di tante inchieste, una volta inflitta al capro espiatorio di turno un po’ di galera "in attesa di giudizio" per fargli abbassare la cresta o il sequestro delle macchine per impedirgli di continuare la sua attività in rete, le successive assoluzioni o il cadere nel nulla delle accuse non vengono praticamente mai rese note...

Ma anche per chi queste cose le ha chiare, per chi conosce i meccanismi perversi dell’intreccio di connivenze e obiettivi che lega quasi in un unico sistema gli apparati mediatici, giudiziari e repressivi, resta spesso un residuo di dubbio, di perplessità... Perché usare queste tecniche? Perché voler essere anonimo, aumentando magari anche il rischio di essere criminalizzato, se di quel che sono e di quel che faccio non mi vergogno e anzi lo sbatto in faccia a chi vorrebbe farmene vergognare?

A questa domanda ci sarebbe una risposta semplice ed immediata: Perché - a parte la mia totale assenza di fiducia verso lo stato e le istituzioni - sono io, e solo io, che decido se e cosa far sapere di me ad altri. E che si tratti dei miei gusti in fatto di sesso o di preparazione di minestre, di politica o di marche di sigarette, di "droghe" o di barzellette, voglio poterne parlare a chi mi va e solo a lui. Senza che altri, siano essi il presidente Clinton, mia suocera o qualche Supereroe possano metterci il naso se non voglio. E intendo fare tutto ciò che so per rendermelo possibile.

Dal mio punto di vista personale potrebbe bastare solo questa risposta. Ma c’è un’altra realtà più generale da tener presente. Non è facile rendersene immediatamente conto per chi non abbia familiarità con la Rete, ma tutto quel che viene immesso in essa è passibile di archiviazione, di conservazione indefinita e infine di analisi. Anche ciò che non sembrerebbe immediatamente "pubblico".

La minaccia è reale, e molto preoccupante. Sia chiaro: non è solo questa minaccia da tener presente, anche se chi si picca di antitecnologismo a tutti i costi nella Rete vedrà sempre e solo il Grande Fratello. Nella Rete è anche possibile appropriarsi, in tutti i sensi, di una grande ricchezza. Umana, e non solo di fredda informazione disponibile o di risorse di vario tipo da saccheggiare. Sono possibili infiniti incontri, suscettibili anche di sviluppi nella vita reale, al di là di ogni barriera, sia essa morale, di cultura dominante, di età, di sesso biologico, di limiti geografici, nazionalistici e burocratici. La rete è anche una realtà immensa di interazione capillare e continua in tempo reale, di cooperazione in atto. Su una scala planetaria mai raggiunta sinora e per ora incontrollabile. Un uso intelligente della rete consente a chi lo vuole di rendere note al mondo le proprie iniziative e opinioni, in barba ai divieti e alle censure che stati totalitari o democratici o gruppi di potere cercano di imporgli. E in Rete - mi va di dirlo qua - ho fatto alcuni degli incontri e delle esperienze più importanti e liberatorie della mia vita recente. Ma non mi nascondo che proprio per queste sue caratteristiche, la Rete può diventare anche uno degli strumenti di controllo e di dominio più potenti e distruttivi mai concepiti nella storia dell’umanità. Database di infor mazioni di ogni tipo, analisi globali sui gusti, le inclinazioni, le opinioni, gli acquisti di intere nazioni, di strati sociali o di singoli individui, disponibili per chi abbia il denaro e il potere per commissionarli. Identificazione del deviante. Controllo poliziesco capillare. Non è fantascienza. Già oggi è possibile e il tempo evolutivo della Rete è velocissimo. Andate a guardarvi la parte poliziesco-informatica degli accordi di Schengen o i programmi delle multinazionali per il controllo e la fidelizzazione del cliente o ancora le tecniche di spionaggio delle associazioni moralistiche, e capirete cosa intendo.

Capirete anche perché la battaglia, "tecnica" e "politica" insieme, per l’anonimato in rete è così importante. E capirete perché contro di esso, e contro le poche decine di server e le poche centinaia di uomini e donne che vi si impegnano (solitamente senza cavarne il minimo guadagno economico) elaborando software, diffondendo l’informazione, mettendo a disposizione siti e risorse per i servizi di anonymous remailing o di altro tipo, si accaniscono in modo così apparentemente spropositato polizie, pennivendoli, mezzibusti televisivi, "esperti" e preti di tutti i colori e di tutto il mondo. E capirete perché siamo in tanti, in numero sempre crescente, a ritenere che sia necessario fare proprie queste tecniche, diffonderne le conoscenze di base e usarle anche se magari non abbiamo il famoso "nulla da nascondere".

da "Kriptonite", di Joe Lametta (ed. Nautilus)

chris
Obi Wan

Italy
2447 Posts

Posted - 09/10/2003 :  09:19:21  Show Profile  Visit chris's Homepage  Reply with Quote
quote:
Originally posted by mac

...
A questa domanda ci sarebbe una risposta semplice ed immediata: Perché - a parte la mia totale assenza di fiducia verso lo stato e le istituzioni - sono io, e solo io, che decido se e cosa far sapere di me ad altri. E che si tratti dei miei gusti in fatto di sesso o di preparazione di minestre, di politica o di marche di sigarette, di "droghe" o di barzellette, voglio poterne parlare a chi mi va e solo a lui. Senza che altri, siano essi il presidente Clinton, mia suocera o qualche Supereroe possano metterci il naso se non voglio. E intendo fare tutto ciò che so per rendermelo possibile.


Ma se vuoi far sapere qualcosa solo a poche persone, perché vuoi usare la rete a tutti i costi? E' come se tu usassi un enorma amplificatore che fa sentire la tua voce in tutta la città solo per chiedere a tua moglie nella stanza di fianco se è pronta la pasta!

quote:
Originally posted by mac

Dal mio punto di vista personale potrebbe bastare solo questa risposta. Ma c’è un’altra realtà più generale da tener presente. Non è facile rendersene immediatamente conto per chi non abbia familiarità con la Rete, ma tutto quel che viene immesso in essa è passibile di archiviazione, di conservazione indefinita e infine di analisi. Anche ciò che non sembrerebbe immediatamente "pubblico".


Certamente! Non puoi pretendere di strillare in mezzo a una piazza e pretendere che nessuno si ricordi quello che hai detto e lo vada magari a riferire in giro!
Purtroppo c'è un sacco di gente che pensa che Internet sia una cosa privata creata esclusivamente per loro! La realtà è ben diversa! Internet è la più grande piazza pubblica che ci sia, dove tutto è pubblico e quasi tutti i palazzi che vi si affacciano hanno le porte aperte, persino le finestre non hanno tende!
Questo significa che tutti possono guardare, anzi sono invitati a guardare, ma non significa che si possa urlare, insultare o altro pretendendo di restare una "voce fuori campo".
Ovviamente per "anonimi" intendo chi con la scusa dell'anonimato approfitta dei media per insultare e calunniare. L'unica scusante per l'anonimato è quella di evitare le ripercussioni e le ritorsioni.
Fortunatamente, in Internet è possibile crearsi un'infinità di pseudonimi! Quindi chi ha paura di ripercussioni può firmarsi lo stesso con uno pseudonimo.
Nel campo dell'arte sono parecchi quelli che usano pseudonimi: Bob Dylan, Walter Mattau, Canaletto, eccetera.
Ma sono persone identificabili!
quote:
Originally posted by mac


Database di infor mazioni di ogni tipo, analisi globali sui gusti, le inclinazioni, le opinioni, gli acquisti di intere nazioni, di strati sociali o di singoli individui, disponibili per chi abbia il denaro e il potere per commissionarli. Identificazione del deviante. Controllo poliziesco capillare. Non è fantascienza. Già oggi è possibile e il tempo evolutivo della Rete è velocissimo. Andate a guardarvi la parte poliziesco-informatica degli accordi di Schengen o i programmi delle multinazionali per il controllo e la fidelizzazione del cliente o ancora le tecniche di spionaggio delle associazioni moralistiche, e capirete cosa intendo.


Beh, basta utilizzare dei software che non seguono queste politiche, no? E' ovvio che se si usa sistemi operativi proprietari soggetti a licenza univoca non ci si può stupire che si subisca un controllo capillare appena ci si collega in rete!
Il non rendersi rintracciabile informaticamente non significa anonimizzarsi: capisco che un inviato di guerra fatto prigioniero non possa dire liberamente quello che vede o pensa nel momento in cui è noto alla parte avversaria, ma questo non toglie che possa "nascondersi" alla parte avversa pur rendendosi noto a quella amica! quindi NON è anonimo per chi lo ascolta! per TUTTI quelli che ascoltano!
Con questo chiudo qui l'argomento e non intervengo oltre.
PS: uno che si firma "Il Tricheco" mi puzza... (leggi The Walrus dei Beatles)

Chris
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