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Paolo
Luke

Italy
631 Posts

Posted - 16/12/2003 :  14:45:57  Show Profile  Reply with Quote
Mi pare che l'aspetto introspettivo e/o psicologico del tiro con l'arco sia un ambito di discussione piuttosto vivo e decisamente differente dalla tecnica e dai materiali, mi chiedo se non sia il caso di scindere il blocco stesso delle riflessioni fatte su questo argomento (che so, aprire una terza finestra nella sezione "Tecnica" del forum).

Ho trovato su internet alcuni articoli inerenti l'autoefficacia e il ruolo della concentrazione nell'atleta. Ho pensato di copiarli su topic ad hoc, per avviare la discussione, ma potrebbero essere un po' lunghi.

Che ne pensate?

Edited by - Paolo on 16/12/2003 14:48:57

silvia
Han Solo

Italy
220 Posts

Posted - 16/12/2003 :  20:53:57  Show Profile  Reply with Quote
Prova!
Mi sembra interessante!
Semmai ti oscureranno il topic
silvia
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wese
Leia

Italy
559 Posts

Posted - 17/12/2003 :  08:24:39  Show Profile  Visit wese's Homepage  Reply with Quote
E SE METTESSI NEL TOPIC UN LINK AD UNA PAGINA WEB ?
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Paolo
Luke

Italy
631 Posts

Posted - 17/12/2003 :  08:35:32  Show Profile  Reply with Quote
Li ho trovati qui.

http://sport.supereva.it/pallavolotech/index.htm?p
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silvia
Han Solo

Italy
220 Posts

Posted - 17/12/2003 :  11:14:09  Show Profile  Reply with Quote
Interessanti:
- Le qualità per vincere (Julio Velasco)
- Il ruolo della concentrazione nell'atleta (G. Vercelli).

Paolo, qualcosa sulla gestione delle aspettative?
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Paolo
Luke

Italy
631 Posts

Posted - 17/12/2003 :  11:31:38  Show Profile  Reply with Quote
Da quale punto di vista, Silvia?

Le aspettative sono ormai parte integrante del lessico comune e delle organizzazioni, con l'avvento dei sistemi di qualità (basati sulla soddisfazione di aspettative, interne ed esterne).
Per l'esame di istruttore di pallavolo (si parla del 1988) dovevamo scrivere una specie di saggio, io scelsi l'ambito della gestione delle aspettative, individuando nel plus-valore emotivo (differenza fra aspettativa e risultato) un argomento che mi pareva interessante e inesplorato. Se riuscissi a ritrovare il mio antico Atari 8088 potrei rimetterci le mani sopra...

Dopo una breve ricerca ho trovato:
http://www.scienzapnea.org/Programmi/index_file/page0008.htm
http://fit.supereva.it/cerpsfriulivg/training22.html?p (qui c'era anche un test di cui si parlò tempo fa)

Edited by - Paolo on 17/12/2003 11:56:17
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silvia
Han Solo

Italy
220 Posts

Posted - 17/12/2003 :  18:04:10  Show Profile  Reply with Quote
Mi riferivo esattamente alla differenza tra attesa e risultato. Tenuto conto del fatto che la nostra disciplina vive spesso fenomeni "dissociativi" (come ci stiamo facendo colti ) tra capacità effettive e resa in gara, dovuto forse al peso enorme delle variabili pissicologiche rispetto alla preparazione e alle doti tecniche.

Nei link però non ho trovato nulla sull'argomento,almeno non di esplicito.
Altro
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Paolo
Luke

Italy
631 Posts

Posted - 18/12/2003 :  09:07:38  Show Profile  Reply with Quote
Premetto che osservo regolarmente nel mio contesto ciò che considero un errore da un punto di vista pedagogico, specie nelle classi giovanili e/o a livello di apprendimento: focalizzare troppo l’attenzione verso un solo aspetto della prestazione sportiva (ad es. al risultato numerico) e all’opposizione vittoria-sconfitta.

Un ragazzo pre-adolescente e adolescente anni ha un sistema di valutazione della propria realtà e condizione che necessita costantemente di modelli di riferimento positivi (in termini evolutivi, mi riferisco a teorici come Piaget ed Erickson). Una delle responsabilità (e dei meriti) maggiori dello sport in generale è quella di offrire un modello “ottimale”, trasmettendo valori e atteggiamenti che possono concorrere nel forgiare la personalità del ragazzo. Fare poca attenzione a cosa significhi e a quale impatto possa avere la valutazione dell’allenamento e della gara a fronte del sistema di aspettative corrisponderebbe, secondo me, a un grave errore.

Potremmo grossolanamente (seguendo un modello attuale usato un po’ ovunque) dividere le aspettative in: interne (quelle dell’atleta) ed esterne (dell’allenatore, compagni di squadra, famiglia, ecc.). Si può rapidamente capire come, nella maggiornaza dei casi, ogni portatore di aspettativa ne definisca un significato unico, con proprie caratteristiche, e valuti la realtà attraverso questo sistema di valori. Ad esempio, per il genitore l’importante è che si diverta, per l’allenatore che impari e che progredisca, per il ragazzo è importante sperimentare l’esperienza della vittoria, per il presidente della società è rilevante che ci siano tanti giovani praticanti, per i compagni di squadra può essere importante la conferma dell’identità di un gruppo vincente e/o la ricerca di un capro espiatorio nella sconfitta. Quando tutte queste aspettative vengono discusse, esplicitate ed accettate? Quando ci troviamo a valutare le prestazioni secondo un metro equilibrato, considerando per intero le principali componenti?

Ma cosa significa prestazione? Nel tiro con l’arco si parla sostanzialmente di punti, mentre la prestazione nel suo insieme riguarda una complessità di elementi, come la capacità di gestire la situazione (gara, allenamento, ma anche discussione, frustrazione, ansia), diversamente stressante, e delle variabili indipendenti che ci sono (problemi tecnici, meteorologici, fisici, ecc.).

Sarebbe ottimale ed auspicabile cercare di scomporre la valutazione della prestazione in una serie di valutazioni, che permettano di definire il peso di ogni singolo aspetto per ognuno degli attori coinvolti. Il punteggio di una gara può non interessare all’allenatore che è concentrato sulla progressione tecnica, ma lo stesso non può ignorare che la mancata crescita numerica può comportare al ragazzo (e anche all’adulto, perché no?) frustrazione, evoluzione di strategie inconsce di disinvestimento emotivo, ecc.

Sembrerà banale, ma non ho mai trovato una soluzione più adatta a tutte queste pippe che non il dialogo, il confronto, il tentativo di comprensione reciproca. Troppo semplice? Provateci.

Edited by - Paolo on 18/12/2003 09:13:06
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silvia
Han Solo

Italy
220 Posts

Posted - 18/12/2003 :  11:55:56  Show Profile  Reply with Quote
Concordo sulla superficialità e l'incompletezza con cui vengono comunemente valutate le prestazioni nel tiro con l'arco, almeno a livello "popolare", cioè tra arcieri e altri addetti ai lavori più o meno titolati (familiari, ex-arcieri, arcieri "festivi", estivi e anche qualche tecnico).
Ma proviamo a essere più concreti: come si recupera un atleta che progredisce visibilmente -secondo tempi e modi propri- (e purtroppo l'unico feedback significativo sono i punti) ma a un certo punto "scolla" i suoi punteggi in allenamento da quelli in gara?
E' chiaro che c'è un problema di carattere psicologico.
La gestione delle aspettative (interne ed esterne) mi sembrava il campo d'azione più attinente, e credo che rivesta tanta più importanza quanto più grande è la differenza tra resa (costante) in allenamento e resa in gara. A qualsiasi classe si appartenga.
Insomma, ammesso che il problema sia questo (cioè caricarsi o essere caricati di eccessiva aspettativa di rispettare un certo livello di punteggio acquisito), come si può affrontarlo?
Quali mezzi mette a disposizione la psicologia sportiva (se ce ne sono)?


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Paolo
Luke

Italy
631 Posts

Posted - 18/12/2003 :  12:22:31  Show Profile  Reply with Quote
Non so se la psicologia sportiva disponga di "mezzi", che verrebbero visti come bacchette magiche.

Non esistendo la possibilità di intervenire esternamente su un problema di tipo psicologico-emotivo vanno scelti percorsi dello stesso genere.

Butto là qualche pensiero:

Razionalizzazione e introiezione di percorsi mnestici di riferimento. Se la tecnica è corretta il risultato sarà corretto (la X): isolare la variabile emotiva attraverso la rassicurazione meccanica. Non pensare alla freccia appena scoccata ma alla prossima (c'è una scuola di pensiero interessante: Terapia Razionale-Emotiva http://xoomer.virgilio.it/dwjco/laterapiarazionaleemotiva.htm e http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/rebt_m_di_pietro/basi.htm).

Depotenziamento dell'evento stressante, attraverso l'incremento della frequenza alle gare, che dovranno essere vissute come evento "normale" e non come unico banco di verifica di tutto quanto dimostrato in allenamento.

Aumento dello stress in situazioni controllate per aumentarne la capacità gestionale: stabilire in allenamento criteri e condizioni tendenti a generare situazioni stressanti e al loro (efficace) fronteggiamento.

Costruzione di strategie di gestione dell'ansia da prestazione, non per dimostrare di valere quello che uno pensa o vuole mostrare, ma per fare quello che uno sa fare, semplicemente (magari).

Edited by - Paolo on 18/12/2003 12:29:33
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